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Soccorso diagnostico e supporto comportamentale per genitori ed educatori in difficoltà quando il bambino o l' adolescente presenta difficoltà della sfera cognitivo- comportamentale.
Dopo un' analisi attenta del quadro sintomatologico attraverso una obbligatoria fase anamnestica, viene fornito uno strumento di approccio comportamentale funzionale all' avvicinamento alle problematiche più marcate e alla condizione di miglioramento sul piano dello sviluppo personale e relazionale, si tratta di un lavoro finalizzato al miglioramento del benessere individuale e del sistema scuola e o famiglia a cui il soggetto appartiene.
Il lavoro si svolge con consulenze finalizzate a facilitare il raggiungimento di obiettivi e finalità dove il minore possa sentire che l ambiente intorno a se accetta, gestisce e condivice il problema che lui presenta.

come avviene lo sviluppo comunicativo-comportamentale nei bambini con sviluppo atipico?
Prendiamo ad esempio i bambini affetti da sindrome di Down. Questi bambini hanno difficoltà nella produzione vocale che compensano con un maggior ricorso all’uso dei gesti. Inizialmente il ricorso alla produzione vocale e ai gesti è equilibrato e simile a quello dei bambini con sviluppo tipico; con l’andare avanti dell’età però la produzione vocale diviene scarsa e meno frequente e si associa a un uso più massiccio di gesti. L’adulto in questo caso punterà sui comportamenti manifesti nei momenti di attenzione condivisa, quindi nei momenti in cui può agire influenzando positivamente il bambino nel raggiungimento di uno scopo (nella zona di sviluppo prossimale appunto). I bambini con autismo non riescono a “sfruttare” i momenti di attenzione condivisa con l’adulto non alternando lo sguardo tra il partner e l’oggetto/evento in questione. Questi bambini inoltre non guardano il volto dell’adulto per capire come comportarsi in una situazione ambigua e in loro è carente la capacità di usare l’intenzione dichiarativa ovvero non riescono a usare un gesto comunicativo, come può essere il semplice gesto di indicare, per attirare l’attenzione dell’adulto verso un oggetto o un evento esterno alla diade.
Sono state diverse le ricerche che hanno indagato su come i genitori di bambini con sviluppo atipico dialogassero con questi ultimi. L’obiettivo comune di queste ricerche era rispondere al seguente quesito: l’esperienza linguistica di cui usufruiscono i bambini con sviluppo atipico è uguale a quella che si rileva per i bambini con sviluppo tipico? I genitori dei bambini che presentano disabilità di vario tipo tendono ad essere più direttivi e meno responsivi dei genitori dei bambini con sviluppo tipico. Il genitore vede l’interazione con il proprio bambino come una > quindi fa largo uso di ordini e istruzioni. Le madri dei bambini con ritardo mentale utilizzano inoltre un linguaggio più semplice a livello sintattico. Uno studio di Longobardi e Caselli degli anni 90, ha confrontato lo stile comunicativo delle madri di bambini con sindrome di Down con quello delle madri con bambini con sviluppo normale della stessa età linguistica. Le madri di bambini con sindrome di Down indirizzano un numero inferiore di iniziative comunicative ai propri bambini e di conseguenza utilizzano meno frequentemente tutte le funzioni comunicative (tutoria, didattica, etc...). Queste madri non hanno però mostrato una preferenza per uno stile comunicativo direttivo. Uno studio di Nelson e collaboratori ha evidenziato come le madri di bambini con DSL (Disturbo Specifico del Linguaggio) usano meno le espressioni semanticamente collegate agli enunciati del bambino (esempio: il bambino dice “Luca macchina” e la madre risponde “Luca ha la macchina”).
Cross et al. hanno invece confrontato il livello di capacità di comprensione verbale dei bambini sordi e dei bambini udenti. Il campione era composto da un gruppo di bambini sordi di cinque anni di età (1) , un gruppo i bambini sordi di due anni di età (2) ed uno di bambini udenti di due anni (3). Si è riscontrato che i bambini del gruppo 1 avevano una capacità di comprensionesimile ai b. del gruppo 3 e che i bambini del gruppo 2 avevano capacità di comprensione simile ai b. di pochi mesi di vita. Le madri dei b. sordi utilizzano un linguaggio molto semplificato essendo consapevoli del deficit dei loro bambini. Per i bambini udenti la modalità più efficace per attivare la loro attenzione è quella verbale, per i b sordi risulta invece essere quella di “segnare” il loro spazio visivo. Uno studio di Anderson sui bambini ciechi ha evidenziato che i genitori: usano più frequentemente frasi imperative e interrogative del tipo si/no; adoperano frequentemente denominazioni e richieste di denominazioni mentre con i bambini vedenti vengono usate delle ricche descrizioni su oggetti presenti nell’ambiente circostante; i genitori di b ciechi raramente includono nei loro discorsi richieste di espansione al bambino ma piuttosto forniscono a quest’ultimo una seriedi etichette verbali.
In conclusione da questi studi emerge come un input quantitativamente e qualitativamente diverso da quello di cui usufruisce un bambino con sviluppo normale non necessariamente vuol dire peggiore, potrebbe invece rappresentare l’effetto di un processo di adeguamento per creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo dei bambini con sviluppo tipico.

Esperienze

Psicoterapeuta familiare e psicopedagogista

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